Il 6° Rapporto Intesa San Paolo–Asstra sul trasporto pubblico locale offre uno spunto utile per riflettere su un tema che tocca tutti, passeggeri e conducenti. Troppo spesso la discussione si riduce a un lamento generale per biglietti troppo cari, autobus che non passano, disservizi vari. Ma se si guardano i dati, il quadro è meno scontato di quanto sembri

Tariffe davvero fuori mercato?

Il biglietto urbano nelle principali città italiane costa in media 1,90 euro. In Spagna siamo a 2 euro, in Francia a 2,10, in Germania a 3,70 e a Londra oltre 4 euro. Anche sugli abbonamenti il confronto è chiaro; infatti in Italia la spesa media mensile è di 38,5 euro, contro gli 86 di Parigi e i quasi 200 di Londra. Quindi no, l’Italia non è tra i Paesi con le tariffe più alte; i prezzi sono inferiori a gran parte delle metropoli europee. Il vero tallone d’Achille è un altro.

La qualità del servizio

Il problema principale è la qualità, con mezzi datati, corse lente, scarsa frequenza in periferia e una rete non sempre capillare rendono l’offerta meno competitiva. Anche l’usura quotidiana, tra buche e limiti infrastrutturali, riduce la vita utile dei mezzi. Dal 2016 i costi operativi delle aziende sono cresciuti del 26%, mentre le tariffe solo dell’11%. A coprire il divario è intervenuto lo Stato, con il Fondo nazionale trasporti che nel 2024 ha garantito 5,1 miliardi di euro. Una cifra importante, ma le associazioni stimano che servirebbero almeno altri 800 milioni l’anno per sostenere inflazione, rinnovo dei mezzi e nuovo contratto degli autoferrotranvieri. Il Pnrr ha destinato oltre 8 miliardi fino al 2026: una boccata d’ossigeno, ma non risolutiva.

L’evasione tariffaria?

Il tema più delicato resta l’evasione tariffaria. I dati non sono univoci, e ASSTRA in passato, ha stimato un tasso vicino al 20%, mentre alcune valutazioni parlano addirittura di un 30% di ricavi mancati. Se confermati, sarebbero numeri enormi. Non è questione di povertà, ma spesso di un’abitudine radicata di voler viaggiare senza pagare. Per gli autisti è motivo di amarezza vedere risorse che potrebbero migliorare il servizio e sostenere i salari andare in fumo per un gesto di inciviltà. Un delegato UIL ricorda che in alcune realtà si è pensato di impiegare personale di guida formato e inquadrato con qualifiche specifiche di polizia amministrativa per svolgere attività di controlleria. Una scelta che, se applicata su larga scala, aprirebbe interrogativi normativi e organizzativi: è più conveniente rafforzare i controlli oppure chiedere ulteriori coperture allo Stato?

La svolta necessaria

Il trasporto pubblico italiano non ha bisogno soltanto di nuovi autobus, probabilmente serve una svolta culturale. Ai cittadini va chiesto il giusto, offrendo qualità — senza demonizzare l’auto privata —; alle aziende la capacità di rinnovarsi senza restare ostaggio della politica; alle istituzioni il compito di garantire stabilità, investimenti e regole chiare. Solo così il TPL potrà smettere di essere il bersaglio facile di un catastrofismo cronico e diventare davvero un pilastro di mobilità moderna ed equa.

di Gianluca Celentano

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