Il nuovo sindaco Mamdani rilancia il trasporto pubblico gratuito, ma la sostenibilità economica resta tutta da dimostrare

Dall’altra parte dell’oceano arrivano le prime reazioni alla vittoria di Zohran Mamdani, nuovo sindaco di New York. Figlio di immigrati ugandesi, attivista socialista e volto emergente della sinistra radicale americana, Mamdani ha promesso una rivoluzione: trasporto pubblico gratuito per tutti. Un segnale forte verso i ceti meno abbienti della Grande Mela, ma che — al momento — resta più un messaggio politico che un piano concreto.  Una promessa suggestiva, che parla al cuore dei pendolari e dei giovani, ma che fa tremare holding e  contabili.

Un sistema già in perdita 

Il sistema MTA, che gestisce metropolitana e autobus nella metropoli, muove ogni giorno milioni di passeggeri con una tariffa base di 2,90 dollari per bus e metro, 7 dollari per gli express bus e sconti del 50% per le fasce deboli o over 65. Tariffe già calmierate e sostenute da ingenti sussidi pubblici, ma comunque insufficienti a coprire i costi di un servizio che ogni anno registra del deficit operativo.

La “corsa zero”: sogno o rischio calcolato? 

Rendere tutto gratuito, avvertono gli analisti (TransitCenter e Citizens Budget Commission di New York), significherebbe spostare il peso finanziario interamente sui contribuenti.
La “corsa zero” sarebbe un colpo di scena ideologico più che una misura realistica e, senza un piano di coperture, il rischio è di fermare i bus, non di farli correre con più passeggeri a bordo.

Eppure l’idea piace, qualcuno, anche in Europa e in Italia, si è già affrettato a esaltarla, magari con berrettini di New York e post social. Ma è facile emulare senza ricordare che l’America, pur patria del capitalismo, non vive di gratuità. Il trasporto pubblico si regge su un equilibrio complesso di tariffe, tasse dedicate e sussidi statali e locali. In altre parole, il costo del viaggio è condiviso tra utenti e contribuenti. La verità è che la gratuità totale non esiste. Esistono invece modelli più credibili, con tariffe agevolate e abbonamenti flessibili, già in vigore a New York grazie al sistema OMNY. Soluzioni che non negano il valore sociale della mobilità, ma lo rendono compatibile con la sostenibilità del sistema.

Evasione a confronto tra New York e l’Italia

Il quadro complessivo mostra che l’evasione cresce dove il controllo è più debole e il numero di passeggeri più alto, a  New York come in molte città italiane.
Un dato che ricorda come la “gratuità di fatto” sia una distorsione pericolosa senza verifiche e sanzioni efficaci, nessun sistema di trasporto può mantenere equilibrio economico e qualità del servizio.

A New York i controlli sui titoli di viaggio vengono effettuati a campione, tramite squadre dedicate della MTA. Secondo i dati ufficiali più recenti (MTA e Ufficio del Governatore di New York, maggio 2024), l’evasione tariffaria resta una questione che oscilla tra il 10 e 14 % nella metropolitana e raggiunge fino al 40-50 % sugli autobus urbani, dove l’assenza di tornelli rende i controlli più difficili. Un fenomeno che costa all’ente circa un miliardo di dollari l’anno in mancate entrate (City & State New York; Citizens Budget Commission). In Italia la situazione è più disomogenea ma non meno preoccupante.
Secondo lo studio ASSTRA-Hermes (2005), l’evasione media si attestava al 6,5 % dei ricavi da traffico, ma fonti successive, indicano valori tra il 7 e 20 %, con punte fino al 30 % in alcune reti urbane. In fondo, il trasporto pubblico non vive di ideologie, ma di carburante (e bilanci) reali.
E se davvero Mamdani vorrà cambiare New York, dovrà prima rispondere alla domanda che tutti gli operatori del settore conoscono bene: chi paga il viaggio, quando il biglietto non c’è più?

E, infine, secondo voi l’Italia del Tpl riuscirebbe a reggere l’ipotesi di abolire il biglietto trasformandolo in una tassa generalizzata?

di Gianluca Celentano

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