Anfia, l’Associazione nazionale filiera industria automobilistica, ha stilato un “manifesto della filiera automotive” per la prossima legislatura, in considerazione del cruciale momento storico di transizione produttiva che il settore si troverà a affrontare nei prossimi cinque anni e della voglia delle imprese italiane di essere ancora competitive a livello globale.

In particolare, nel documento dell’Anfia si schematizza sinteticamente tre filoni di azione (politica industriale, mercato e infrastrutture) e si indicano per ciascuno le tematiche che le aziende italiane sentono come prioritarie e fondamentali per affrontare al meglio gli sfidanti cambiamenti che gli obiettivi di decarbonizzazione e i nuovi paradigmi di mobilità stanno già comportando.

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In particolare, per quanto riguarda la politica industriale, si legge, «il settore è nel pieno di una rivoluzione produttiva che nei prossimi 5 anni ridisegnerà totalmente la filiera e ne decreterà la competitività in Europa e nel mondo. Le imprese sono pronte a fare la loro parte, investendo in R&S per innovare prodotti e processi in ottica di sostenibilità, fondamentale sarà accompagnarle e supportarle nella transizione». Per questa ragione, secondo Anfia, servono «spinta e sostegno agli investimenti nelle nuove tecnologie della mobilità: elettrico (nuovi componenti, raffinazione e assemblaggio batterie), idrogeno (fuel cell e H2 ICE), carburanti rinnovabili; ricerca, innovazione, riconversioni produttive e formazione, con l’obiettivo di creare le condizioni per incrementare la produzione nazionale a circa un milione di veicoli. Servono inoltre supporto e accompagnamento per le imprese che non troveranno posto nella filiera e tutela dei lavoratori a rischio».

Anfia, sostenere la filiera durante la transizione

Per le imprese nella transizione, nel dettaglio, secondo Anfia, i punti chiave sono avere un ‘Transition fund europeo per la filiera automotive che deroghi ai vincoli territoriali e dimensionali degli aiuti di Stato; una forte politica di attrazione degli investimenti; immediatezza, semplicità di fruizione e certezza degli strumenti a sostegno della produzione industriale; incentivi per le aggregazioni tra imprese; sostegno alla liquidità; il potenziamento delle misure di sostegno per Ricerca e Sviluppo; misure strutturali di compensazione per il caro energia.

Per aiutare quelle imprese che invece usciranno sconfitte dalla transizione, Anfia propone di mettere in campo ‘ammortizzatori per la transizione’, insieme a reskilling, upskilling e mobilità aziendale per i lavoratori e ‘sostegno qualificato nell’elaborazione di business plan di riconversione’. Sul fronte del mercato, questo deve essere ‘florido e competitivo a livello europeo, perché è essenziale per spingere ed attrarre investimenti industriali sul territorio nazionale.

Fondamentale, inoltre, il suo ruolo per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione dei trasporti. Sul mercato bisogna quindi intervenire sui tre pilastri: trasporto privato, trasporto pubblico e trasporto merci. Per i privati, l’obiettivo deve essere ‘garantire la pianificazione pluriennale degli incentivi di mercato senza distogliere risorse stanziate fino al 2024 e modificare lo schema degli incentivi per incrementare il tiraggio delle risorse e risollevare il mercato.

Il nodo del tpl

Per il trasporto pubblico, secondo Anfia, bisogna introdurre un «obbligo al pagamento in anticipo del 30% delle forniture da parte delle stazioni appaltanti; eliminare le barriere di accesso alle gare che penalizzino le nuove produzioni delle tecnologie elettriche e ad idrogeno; spingere verso le tecnologie alternative nelle politiche di rinnovo del parco circolante degli autobus urbani ed extraurbani; spingere la sperimentazione di shuttle bus a guida autonoma».

Infine, per il trasporto merci, secondo Anfia, serve un piano strutturale per gli investimenti degli autotrasportatori per cambiare i mezzi, va modificato lo schema degli incentivi, intervenire con la leva fiscale sui carburanti per incentivare le alimentazioni alternative e sostenere anche la Pa per il rinnovo delle flotte. In questo quadro, va definito un Piano Generale dei Trasporti e della Logistica.

Infine per quanto riguarda lo sviluppo infrastrutturale, il manifesto propone di accelerarlo sia per la diffusione delle colonnine di ricarica elettrica, sia per l’idrogeno, oltre a sostenere lo sviluppo dei biocarburanti, carburanti rinnovabili e sintetici.

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