«L’adeguamento della dotazione del Fondo Nazionale Trasporti all’inflazione deve avvenire a partire da un parametro oggettivo e condiviso, ovvero una dotazione calcolata sulla base dei fabbisogni standard, intesi come livelli adeguati di servizio definiti a costi standard». Così Nicola Biscotti, Presidente di ANAV, è intervenuto al Convegno Nazionale di Asstra, ribadendo la necessità di intervenire in modo strutturale sul sistema di finanziamento del trasporto con autobus.

Biscotti ha anticipato le finalità dello studio commissionato da ANAV all’Università La Sapienza per la prossima Assemblea associativa di fine giugno, con l’obiettivo di contribuire con basi scientifiche al confronto in corso sulla riforma del FNT. «Serve una transizione graduale verso nuovi criteri di riparto – ha aggiunto – per evitare che alcuni territori subiscano cali improvvisi di risorse, con conseguenti contrazioni dell’offerta di servizio e il rischio concreto di frenare il processo di spostamento modale dal mezzo privato alla mobilità collettiva».

Nel suo intervento, il Presidente ANAV ha sottolineato anche l’importanza di un’azione coordinata sulle leve di efficienza, a partire dalla fase di programmazione dei servizi. «È essenziale un corretto dimensionamento dei bacini e dei lotti di affidamento – ha spiegato – basato su criteri trasportistici ed economici: dall’analisi della domanda all’integrazione tra servizi forti e deboli, fino alla scelta modale più appropriata. Il treno dove vi è una domanda elevata, l’autobus dove servono capillarità e frequenza, i servizi a chiamata per garantire universalità nelle aree a domanda debole».

Nel guardare al futuro del sistema, Biscotti ha inoltre posto l’attenzione sulle implicazioni dell’avvio del federalismo fiscale, previsto dal 2027, e sulle possibili ricadute per il settore. «È indispensabile – ha dichiarato – che venga salvaguardato il vincolo di destinazione delle risorse destinate al trasporto pubblico locale, anche in un quadro che potrebbe superare l’attuale Fondo nazionale TPL». A tal proposito ha richiamato quanto accaduto nel periodo 2008-2013, quando la compartecipazione regionale all’accisa sul gasolio, priva di un vincolo settoriale, determinò una perdita stimata di oltre 600 milioni di euro l’anno, con gravi ripercussioni sugli investimenti e sullo sviluppo del comparto.

«Se il federalismo fiscale, come previsto dall’articolo 119 della Costituzione, significa garantire a tutti i territori risorse adeguate attraverso meccanismi di perequazione equilibrati – ha concluso – allora potrà anche rappresentare un’opportunità. Ma questo sarà possibile solo se resteranno allo Stato alcune leve fondamentali: gli incentivi alla transizione energetica, le misure per l’efficienza e per la concorrenza, e soprattutto un chiaro vincolo settoriale delle risorse».

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