La parola d’ordine è chiara: nessuno tocchi la pensione degli autisti. È bene precisarlo fin da subito, soprattutto dopo che la notizia sull’ipotesi di un possibile allineamento alle pratiche europee in tema di patente volontaria fino ai 70 anni ha scatenato una valanga di commenti. Tra provocazioni e indignazione da tastiera, in molti si sono fermati ai titoli, ignorando il contenuto reale degli articoli e lasciandosi travolgere – forse inconsapevolmente – dalla solita ondata di disinformazione fake news che circola online.

Ma stavolta, sgombriamo subito il campo da equivoci: non si parla dell’Italia, bensì di un Paese molto più a nord, la Danimarca. E quello che vi raccontiamo oggi è un esempio che merita attenzione, non allarmismo.

Autisti senior

C’è chi alla pensione sogna il divano, e chi invece sogna… la corsa del mattino. O, più semplicemente, di sentirsi ancora attivo. Torben Alstrup-Nielsen, 83 anni, danese, appartiene a questa seconda categoria. A settant’anni, mentre molti salutano per sempre la routine lavorativa, lui ha deciso di conseguire la patente D e oggi guida autobus nelle campagne della Danimarca. E lo fa con orgoglio.

Torben non è spinto da necessità economiche: nella sua vita è stato un soldato e un consulente aziendale. Poi, semplicemente, ha capito che la vita da pensionato non faceva per lui. “Sono in salute, pieno di energia. E non vedo l’ora di andare al lavoro”, racconta sorridendo alle telecamere di DW Stories. Per lui, lavorare significa restare attivo, utile, vivo. “Quando ti piace il tuo lavoro, ti piace anche la vita. E penso che così si viva anche più a lungo.”

Una risposta danese a un problema europeo

Entro il 2050, un danese su quattro avrà più di 65 anni. E come nel resto d’Europa, anche la Danimarca sta facendo i conti con una carenza strutturale di personale. “Oggi nei dibattiti politici si dice che bisogna valorizzare noi cittadini anziani”, spiega Torben, che nel frattempo è diventato un punto di riferimento per colleghi più giovani e passeggeri, che si fidano ciecamente di lui.

Ma la Danimarca non è l’Italia. Lì tutto avviene su base volontaria, e il reinserimento dei pensionati nel mondo del lavoro è favorito da un approccio più flessibile e meno burocratico. Resta però la domanda: e noi, che facciamo?

Autisti cercansi disperatamente

Anche in Italia, la carenza di conducenti è un problema serio. Le aziende cercano, ma i candidati scarseggiano. Turni pesanti, stipendi non sempre adeguati, dinamiche di potere poco trasparenti e una scarsa attrattività del mestiere per le nuove generazioni rendono difficile il ricambio.

Molti giovani oggi preferiscono lavorare come corrieri: orari più gestibili, nessun passeggero da ascoltare  e – almeno per ora – niente turni nei giorni festivi. Anche se, ormai, le consegne arrivano anche la domenica. Lo capiamo bene quando, all’improvviso, suona il citofono.

Chi guida autobus o camion lo sa: condurre un furgone non richiede la stessa preparazione né lo stesso livello di responsabilità. E allora, festivo per festivo, vale forse la pena farsi pagare di più… e mantenere la propria professionalità?

Eppure, le città continuano ad aver bisogno di autisti professionisti. Forse, sulla storia di Torben, dovremmo iniziare a imparare qualcosa.

di Gianluca Celentano

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