Abbiamo conosciuto Valerio Gruppioni a Rimini, in occasione di IBE Intermobility & Bus Expo, dove Sitcar è tornata sul palcoscenico del mercato dell’autobus italiano. La storica azienda della Motor Valley (dal 1978 produce minibus, scuolabus e mezzi speciali) è dealer italiano di Higer per i veicoli elettrici sopra le 8 tonnellate. Sotto le 8 ton, la produzione sarà a cura di Sitcar, che ha l’obiettivo di produrre 200 pezzi tra scuolabus e turistici elettrici nel prossimo triennio. In fase di messa a punto lo stabilimento nuovo di Campogalliano, in provincia di Modena, di oltre 70mila metri quadri.

L’accordo con Higer è una sorta di join-venture con scambio di reciproche conoscenze: i mezzi di cui Sitcar è dealer vengono customizzati in Italia per rispondere alle richieste dl mercato. Ma perché la famiglia Gruppioni e Sira hanno deciso di buttarsi in questa avventura? Lo abbiamo chiesto a Valerio Gruppioni, presidente e Ceo Sira. Ecco cosa ci ha raccontato…

Perché Sira Industrie ha deciso di investire nel settore degli autobus elettrici e rilevare Sitcar?
La transizione dal termico all’elettrico è un cambiamento epocale nel settore della mobilità. È un momento di svolta che offre grandi opportunità per chi è pronto a innovare. Noi di Sira Industrie volevamo approcciare il segmento dei veicoli elettrici con una visione a lungo termine. L’idea di diversificare è nata anche osservando le difficoltà in altri settori, come l’edilizia, e la necessità di trovare nuovi sbocchi. Sitcar, che era in difficoltà, rappresentava un’occasione perfetta per unire la nostra esperienza industriale con la possibilità di contribuire a un progetto di mobilità sostenibile sul territorio.

L’accordo con Higer cosa rappresenta per Sira Industrie e Sitcar?
Con Higer abbiamo stretto una partnership strategica basata sullo scambio di conoscenze. Importiamo i loro mezzi elettrici sopra le 8 tonnellate, ma li personalizziamo in Italia per soddisfare le esigenze del mercato europeo. Questo ci permette di unire la loro tecnologia avanzata alla nostra capacità di design e adattamento. È un rapporto che va oltre la semplice importazione, perché stiamo già discutendo di progetti più ambiziosi, inclusa una possibile produzione congiunta in Italia.

Quali sono i vostri obiettivi produttivi e logistici per questo progetto?
Nei prossimi tre anni puntiamo a produrre 200 autobus elettrici, tra scuolabus e mezzi turistici, presso il nuovo stabilimento a Campogalliano, in provincia di Modena. Abbiamo rilevato un’area di 70.000 metri quadrati, con una superficie coperta di 27.000 metri. La struttura è in fase di allestimento, e prevediamo di partire con una squadra iniziale di 60 persone, ma abbiamo disegnato un piano industriale che ci consente di crescere in modo equilibrato. La produzione non sarà solo locale, ma integrata in un sistema che valorizza il design italiano e l’innovazione tecnologica.

Quali vantaggi può offrire un’azienda italiana in un mercato costellato da produttori asiatici?
È una sfida complessa, ma noi non ci limitiamo a competere sul prezzo. Offriamo veicoli personalizzati, pensati per rispondere alle normative europee e ai gusti locali. Il design, la qualità e l’affidabilità sono i nostri punti di forza. Inoltre, grazie alla collaborazione con Higer, possiamo accedere a tecnologie avanzate e, al tempo stesso, portare il nostro know-how nell’allestimento dei veicoli. Questa sinergia ci permette di distinguere i nostri prodotti e di costruire un’offerta unica nel mercato.

Come vede il futuro di Sira Industrie in questo settore?
Stiamo costruendo qualcosa di solido. La mobilità elettrica non è una moda passeggera, bensì il futuro. Abbiamo esperienza nel lavorare con partner internazionali, come dimostrano i nostri stabilimenti in Cina e Italia. Oltre alla produzione di autobus elettrici, stiamo sviluppando una rete di vendita e assistenza capillare, che ci permetterà di essere competitivi sia a livello locale che globale. La visione è quella di crescere in maniera sostenibile, diversificando le attività e creando valore per il territorio.

Qual è il messaggio per chi guarda con scetticismo a un progetto così ambizioso?
Quando un imprenditore ha una visione chiara, deve crederci e portarla avanti con determinazione. Non abbiamo scelto la strada più facile, ma quella che riteniamo più giusta per il futuro della nostra azienda e del nostro territorio. Questo progetto unisce innovazione, sostenibilità e orgoglio industriale italiano. Crediamo che il mix giusto tra tecnologia e capacità artigianale ci porterà lontano.

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