di Gianluca Celentano (conducente di bus).

Conosciamo realmente tutte, ma proprio tutte-tutte, le funzionalità del nostro fiammante torpedone? La risposta è no, almeno nel breve termine, è c’è un perché!

Dopo averne sentito tanto parlare nelle rimesse, l’arrivo di un nuovo autobus rappresenta un giorno di festa e c’è chi farebbe carte false per farselo assegnare. Lascio immaginare i commenti poco velati dei colleghi quando viene scelto il nome dell’autista assegnatario del nuovo acquisto. Generalmente le cose funzionano così: il bus “usato” del prescelto passa in eredità a un altro collega scalando in un ruolo meno rappresentativo per una questione di immatricolazione più datata.

Nuovi bus: tanta tecnologia da conoscere!

Gli autobus moderni sono molto sofisticati in termini di sicurezza, servizi e funzioni, ma quello che conosciamo quasi subito, per ovvi motivi, sono soprattutto le sue prestazioni. I cruscotti, soprattutto quelli digitali, ricordano addirittura quelli degli Airbus e a bordo il conducente è davvero un signor autista che suscita lo stupore degli stessi passeggeri quando salgono a bordo per la prima volta. Questa è un pò la regola se fai servizi di un certo livello, ma il grosso del lavoro è più indirizzato ai gruppi che, stupore a parte, non mostrano molto riguardo nei confronti delle comodità per i viaggiatori offerte dal bus.

A proposito della conoscenza di tutte le funzioni di ogni singolo tasto o del display serve una  premessa: le indicazioni possono non essere in italiano e talvolta servirebbe una conoscenza più approfondita della meccatronica per comprenderle maggiormente, diversificando per priorità gli avvisi dagli alert o dai veri e propri allarmi. Per evitare problemi seri gli automezzi moderni vanno in blocco tecnico piuttosto di causare seri danni al sistema propulsivo interrompendo un tour, e qualcuno arriva anche a fermarsi autonomamente accostandosi in sicurezza. Ma c’è un altro perché: il poco tempo per familiarizzare con le funzioni presenti. La vita dell’autista, come dimostrano anche i commenti al vetriolo sui social, è molto frenetica, è solo una sosta in un piazzale può concederti il tempo da dedicare al bus e al suo “manuale uso e manutenzione”, sempre che non sia il caso di recuperare qualche ora di sonno arretrato. Qualche vettore apprezza non troppo silenziosamente che durante il giorno di riposo, lo zelante autista frequenti la rimessa non solo per il lavaggio ,ma  anche per conoscere meglio il proprio bus. A voi i commenti.

Servizi e funzioni, uno stile lavorativo più rilassato

A metterti fretta sono i tempi, l’impiego e la tipologia di viaggiatori, primi veri ostacoli per la motivazione nell’intraprendere questa professione. Con pochi autisti, quelli presenti devono correre. Poco o nulla è stato fatto per isolare il posto guida del conducente o selezionare i gruppi, il che significa che a molti autoservizi le cose vanno bene così; tranne quando l’autista se ne va!

In base alla tipologia di sistemi e prendendo in esame un recente servizio – vedi Setra 515 Hd -, il concetto di autobus ha fatto un balzo avanti facendo propri i ritrovati automobilistici di assistenza alla guida e riconoscimento di segnaletica e pedoni. Ma senza una dovuta preparazione può capitare che quel “bip” accompagnato da una spia luminosa, ci faccia immediatamente telefonare al capo durante un gita per ricevere informazioni. Questa non è la regola, ma mai nessun “leone della guida” magari un pò geloso e permaloso, ammetterà di non conoscere i mille particolari del proprio bus, riservandosi in segreto di conoscerli (se ne è in grado) durante i chilometri al volante del suo nuovo, lussuoso autobus.  

Una categoria che sta cambiando

Le novità inizialmente spiazzano e sono osservate con scetticismo, come è avvenuto con i cambi automatici che nel corso del tempo si sono molto perfezionati. Sono sempre meno i conducenti dalla “guida rustica”  e sempre più quelli che vogliono distinguersi dagli altri colleghi. Questo è un settore dove l’abito e le reali capacità fanno il monaco. Soprattutto oggi che, con la carenza di conducenti, il termine autista non è sempre associabile a professionalità. Il tasto dolente sono le diverse piccole società con un’arretratezza di vedute tale da assecondare sempre il cliente piuttosto che l’autista. Forse a imporglielo è il loro scarso livello di qualità sul mercato. 

Sicuramente l’adattamento verso i nuovi sistemi, come le nuove tecnologie di propulsione che sempre più si diffonderanno nei prossimi anni nel settore del noleggio, imporrà una nuova fase dove al posto del  termine autista servirà coniare un sostantivo più tecnico e competente che riconosca la professionalità e gratifichi i nuovi aspiranti.  Il problema è che oggi l’automotive è considerato dai giovani non più come una meta da raggiungere a 18 anni, ma solo come un sistema che consente una comoda mobilità interattiva. Farne parte o diventarne  un addetto ai lavori presuppone alla luce di questa realtà, uno stravolgimento di consolidate regole, abitudini e operazioni. Prima lo si farà e prima si uscirà dalla galleria.

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