L’organizzazione e la pianificazione del servizio su strada prevede, o dovrebbe prevedere, anche un autista “jolly”, figura che entra in gioco – o meglio, in guida – qualora il conducente designato per un servizio non possa svolgerlo. In parole povere, stiamo parlando della “riserva” o della “scorta”, terminologie coniate e utilizzate ovunque nel mondo dei trasporti insieme ad altri termini come “autista a disposizione”, “sostituto” o “conducente in stand-by”.

Ho appositamente utilizzato “ovunque nel mondo dei trasporti” perché questa figura è utilizzata nel settore merci, ferroviario, aereo, nonché nel settore pullman, sia esso di noleggio o tpl. Questo per sottolineare l’importanza e la responsabilità di un vettore nel garantire un qualsiasi viaggio.

L’autista di riserva: chi è e cosa fa

Nel trasporto in bus, si tratta di un conducente che, da turnazione programmata, soggiace nell’arco dell’anno a una o più settimane di disponibilità per questo compito. È evidentemente un soggetto che conosce bene tutte le linee, non per forza anziano, ma sicuramente capace.

L’attività ha impiego effettivo nel momento in cui un autista certifichi di non poter arrivare al lavoro – ad esempio per malattia – o a causa di altri impegni inderogabili e imprevisti che capitano durante la sua turnazione; oppure con l’attesa in rimessa o la reperibilità al suo domicilio (questo, un evento più raro).
Qualcuno, soprattutto nel settore bus, considera questa settimana come un potenziale stacco dalla routine quotidiana, una diversificazione, ma quasi sempre “la scorta esce”.

Con i momenti drammatici che la carenza di autisti sta imponendo a società e aziende, serve farsi qualche domanda sulla centralità di questa figura di riserva, rafforzandola senza scombinare la vita e i turni degli autisti.

Scorta: un’opportunità o una fatica in più?

In realtà, non sono pochi i conducenti che non nutrono molta simpatia per il servizio di scorta, a causa dell’incognita sull’orario d’impiego, aspetto oggi al centro di molte polemiche. Altri, invece, lo considerano come una variante un po’ più dinamica rispetto alla programmazione rigida dei turni.

È anche vero, da quanto ci segnalano, che durante il servizio, se occorre una sostituzione, chi è preposto a concederla o negarla cerchi a volte di negoziare troppo questa opportunità (riservandola magari a casi molto gravi) magari per non far uscire “l’amico” o, peggio, per antipatie personali verso il richiedente. Lascio immaginare le polemiche in quest’ultimo caso.

Una cosa è certa, però: la riserva è assolutamente utile, fonte di trattative sindacali e, ancor più, fondamentale per chi utilizza il mezzo pubblico.

E nel Gran Turismo?

Anche nel noleggio questa figura esiste, seppur con un’organizzazione diversa. Nelle società più grandi non è detto che l’autista sia fermo in rimessa ad attendere che squilli il telefono; è più verosimile che siano conducenti impiegati in servizi locali, con un rientro in deposito dopo poche ore, quindi impiegabili successivamente quando manca un collega per un viaggio o un transfer.

Il capo infuriato

Nelle piccole realtà di noleggio – i padroncini -, si rischia invece di far infuriare il capo. Infatti, in aziende con pochi bus che determinano il guadagno giornaliero del privato, anche un solo mezzo fermo rappresenta un danno, seppur da preventivare, visto che le persone non sono macchine.

Quando si chiama il capo dicendo che, con tutta la buona volontà, non si riesce a essere al lavoro, può addirittura capitare che il telefono venga sbattuto giù. Ma poi ci sono solo tre soluzioni per rimediare: utilizzare un altro autista (magari un pensionato con contratto a chiamata), dirottare il meccanico della rimessa a coprire il servizio, oppure – nel peggiore dei casi – il capo stesso deve mettersi alla guida.

La soluzione estrema è affidare il viaggio a un altro vettore sostitutivo, che però dovrà essere pagato, limando così il margine di guadagno del titolare.

AAA: cercasi personale conducente di scorta

In un momento storico in cui la carenza di autisti rappresenta una vera emergenza – e vale la pena chiedersi il perché -, la figura della scorta resta indispensabile, ma non priva di rischi organizzativi.
Se mal gestita, rischia di creare assurdi attriti, in un sistema che oggi, più che mai, ha bisogno di efficienza, garanzie e flessibilità. La scorta può contribuire a essere il salvagente del trasporto, e forse, delle assunzioni mirate solo alla ricerca di personale di scorta potrebbero essere una soluzione interessante per chi sceglie flessibilità?

di Cristian Guidi

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