«In due anni abbiamo investito 25 milioni di euro acquistando qualcosa come 110 autobus». Massimo Bettarello, presidente di Atv da 2010, va dritto al punto. È il classico manager pubblico che non ha tempo per il compromesso perché «l’azienda deve innovare, deve rispondere alle esigenze del cittadino»

Massimo Bettarello

Presidente, qui il piatto forte è la gara. Secondo lei perché a Verona non si è optato per l’affidamento in house?

«La procedura in house distrugge le aziende e tarpa ogni capacità di evoluzione, ogni capacità di crescita. L’in house, secondo la mia visione, è applicabile solo ad aziende decotte, dove tutto deve essere cristallizzato bloccando gli avanzamenti, i premi e gli investimenti sul piano della qualità erogata. Alla fine diventa un pezzo dell’amministrazione pubblica…»

Chiaro. Qui a Verona a che punto siamo della procedura?

«L’ente di governo ha svolto, anzi sta svolgendo la pubblica audizione per l’individuazione dei beni essenziali, che è la condizione per redarre il capitolato e mandare le lettere d’invito…»

La gara prevede sostanzialmente due lotti, il terzo, come si è detto, insiste sulla linea filoviaria in fase di realizzazione. Un lotto per il servizio urbano e un lotto per quello interurbano. Entrambi i servizi oggi fanno capo ad Atv, giusto?

«Esattamente, e qui emerge un problema non da poco».

Quale?

«Il personale. Si dovranno infatti dividere i dipendenti, una proceduta molto complicata e non so ancora quali metodi adotteranno. Su 850 dipendenti che abbiamo, circa 400 sono, in qualche modo, riconducibili alle aziende di provenienza, cioè chi faceva servizio urbano e chi extraurbano. Gli altri, invece, sono stati tutti assunti da Atv e di fatto lavorano indifferentemente, da sempre, in ambito urbano o extraurbano».

Diamo per fatta questa divisione, poi?

«Fatto tutto questo l’ente di governo dovrà inviare le lettere d’invito a chi si è pre-qualificato, dare il tempo a questi soggetti di preparare un’offerta…».

Insomma, le tempistiche si allungano..

«Suppongo che la commissione per valutare le offerte si prenderà, penso, altri sei mesi. E siamo arrivati a un anno. Diciamo che dal momento in cui si chiuderà l’iter preliminare previsto dalla direttiva 49 dell’Art, ipotizzo in autunno, da lì pensiamo che un tempo congruo sia 12 mesi. Insomma, non penso proprio che si vada ad aggiudicazione nel 2020…».

Secondo lei la procedura di gara scivolerà da una scrivania all’altra senza intoppi?

«Probabilmente ci saranno dei ricorsi. Noi, per esempio, contestiamo l’iter di questa gara. Secondo noi non è possibile pubblicare una manifestazione d’interesse in cui dici che farai una gara aperta con bacino unico e poi cambi le regole in corsa…».

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