Il filobus a Verona è alla seconda generazione. Per quarantaquattro anni del secolo scorso, infatti, dal 1937 al 1981, la città veneta, di 257.500 abitanti, patrimonio Unesco, ha beneficiato di una vasta rete filoviaria, con copertura del territorio urbano e di alcuni centri limitrofi.

La prima linea, aperta nel 1937, collegava le stazioni ferroviarie di Porta Nuova e Porta Vescovo; oltre alle sette linee urbane, quattro linee suburbane raggiungevano Grezzana, Domegliara, San Bonifacio (con diramazione per Soave) e Tregnago. La lunghezza delle linee variava dai dieci chilometri della linea per Grezzana, ai venti e ventidue delle linee per Domegliara e San Bonifacio, mentre la linea per Tregnago sviluppava un percorso di 12,300 km. circa.

Il materiale rotabile era composto da una trentina di vetture per il servizio urbano di 11 metri di lunghezza, e 29 veicoli, di cui 26 snodati, per il servizio extraurbano, servizio sicuramente molto utilizzato dall’utenza a carattere principalmente sistematico (studenti e lavoratori). Materiale moderno per l’epoca, la flotta vantava gli ultimi filobus prodotti in Italia, i Fiat 2411/1 del 1966, che alla chiusura della rete  furono subito acquistati da altri esercenti (Bergamo e Salerno, poi Bologna e Sanremo). Mentre la rete urbana fu soppressa nel 1975, le linee suburbane sopravvissero fino al 1981, anno in cui tra l’altro venivano immessi in esercizio in altre città italiane i primi filobus di nuova generazione, prodotti di nuovo in Italia dopo 15 anni. Nuovi autobus invece sostituirono i filobus a Verona, e se allora poteva essere la scelta più sensata, i problemi di inquinamento acustico ed ambientale non tardarono a presentarsi.

Negli anni Ottanta buona parte delle città che ancora detenevano l’impianto filoviario, rinnovarono le flotte, mentre nulla veniva fatto per i nuovi impianti. Ancora sentito era il problema del vincolo alla rete aerea. Rispetto alla produzione degli anni Cinquanta e Sessanta, i filobus costruiti negli anni Ottanta disponevano di maggiore comfort, sia per il personale di guida che per i viaggiatori;  vennero tra l’altro utilizzati componenti in comune con autobus allora in produzione, come nel caso del modello Menarini 201.

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