Il coronavirus non ha rivoluzionato soltanto il nostro modo di spostarci, inteso come viaggiare. Per via delle restrizioni imposte al fine di contenere i contagi, come il distanziamento sociale, il covid ha impattato notevolmente sulla mobilità quotidiana delle persone.

Anche i luoghi frequentati abitualmente, come supermercati, luoghi di lavoro o stazioni di trasporto pubblico, hanno visto una diminuzione delle presenze. Diminuzione dovuta in parte al lockdown, ma anche alla paura collettiva di contrarre il virus.

Google Maps, utilizzando dati aggregati e anonimi, ha recentemente stilato un rapporto sugli spostamenti della comunità.

Il database evidenzia quanto siano affollati determinati luoghi in un dato orario. Informazioni utili e preziose per le autorità sanitarie, per prendere decisioni su riaperture o chiusure locali in base ai dati ottenuti.

Covid e mobilità: i dati evidenziati da Google per l’Italia

Il database di informazioni raccolte da Google illustra le tendenze dei movimenti in base all’area geografica in diverse categorie di luoghi. Da quelli di prima necessità, come farmacie e alimentari, fino ai luoghi all’aria aperta o di svago. Le percentuali, positive o negative, si riferiscono al confronto tra gli spostamenti nella data dello studio Google e in un giorno preso a riferimento.

Da questo database si evidenziano quindi almeno tre dati importanti per quanto riguarda il rapporto tra covid e mobilità in Italia.

Il primo, come prevedibile, è una riduzione notevole della frequentazione di luoghi per il retail e il tempo libero.

Il 32% in meno rispetto al normale per ristoranti, bar, centri commerciali, parchi a tema, musei, biblioteche e cinema. Per le stazioni di trasporto pubblico, la diminuzione è ancora più forte: -43% per stazioni di treni, metro e autobus.

Anche la mobilità legata ai luoghi di lavoro vede una riduzione del 30% rispetto al riferimento. L’incremento dello smart working si conferma dunque a livello nazionale.

Questa nuova modalità di lavoro, introdotta per alcune aziende per la prima volta, si sta rivelando il modello vincente. Non solo dal punto di vista sanitario, ma anche ecologico – già a marzo si evidenziava una riduzione dell’inquinamento nelle città – e persino della produttività. Il lavoro flessibile permette una maggiore concentrazione e il raggiungimento più rapido degli obiettivi.

I luoghi che risentono meno del cambio di abitudini della mobilità sono, invece, quelli di prima necessità, come alimentari e farmacie (-5%). Luoghi essenziali in tempi normali e ancora di più in emergenza sanitaria. Inoltre, anche i parchi (giardini pubblici, spiagge, aree all’aperto: -6%), spesso uniche zone franche durante il lockdown. Mentre la residenza è l’unico luogo a subire, naturalmente, un incremento: +13%.

covid mobilità

Cosa succede nelle regioni

Oltre ai dati generali, Google ha rilasciato anche dati specifici per le singole regioni.

A differenza della panoramica nazionale, si rileva che in alcune regioni la mobilità in alimentari & farmacie e nei parchi è addirittura aumentata, seppure di pochi punti (Abruzzo, Basilicata, Liguria, Marche, Sardegna, Toscana, Umbria). In quasi tutte le altre si conferma invece il trend che vede una notevole diminuzione, anche nelle altre categorie di luoghi, con le percentuali maggiormente negative per quanto riguarda retail & tempo libero e stazioni di trasporto pubblico.

Si tratta dunque di informazioni davvero preziose, che potrebbero essere di grande aiuto per  definire le prossime mosse a livello regionale. Grazie ai dati, potrebbe essere infatti possibile individuare con precisione le specificità regionali e dunque allentare o restringere i provvedimenti che hanno diviso l’Italia in zone a seconda delle statistiche dei contagi. In attesa, naturalmente, che l’Italia intera torni ad essere un’unica, grande “zona verde”.

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