L’epidemia di covid-19 ha sconvolto il mondo. Non ha avuto impatto soltanto sulla salute, ma anche sulle abitudini quotidiane. E naturalmente sugli spostamenti, per lavoro o per vacanza.

A risentire delle restrizioni alla mobilità, nel turismo, sono stati soprattutto agenzie viaggi, aerei e in generale le compagnie di trasporti. Ma anche le strutture alberghiere hanno dovuto adattarsi alla situazione in corso. Hotel e coronavirus, un nuovo (forzato) connubio che ha messo i professionisti dell’hospitality di fronte alla sfida, necessaria, di reinventarsi per non soccombere.

Hotel e coronavirus, anche le camere d’albergo per ospitare i malati

La prima trasformazione significativa che la pandemia ha portato in molti alberghi è quella di riconversione, letteralmente, ad ospedale di emergenza.

In mancanza di clienti, infatti, diverse strutture romane si sono convertite in “covid hotel“. Questo, come richiesto dal sindaco Virginia Raggi e dal presidente di Federalberghi Bernabó Bocca in una lettera inviata al Governo e alla Regione Lazio. La proposta aveva il duplice obiettivo di decongestionare le strutture ospedaliere sotto pressione ospitando pazienti asintomatici o in condizioni non critiche e, al tempo stesso, sostenere le imprese turistiche in difficoltà.

Molti positivi, infatti, non hanno la possibilità di trascorrere la quarantena in isolamento nella propria abitazione. Vengono così spesso ricoverati anche se privi di sintomatologie gravi, sovraffollando ospedali già saturi. Dall’altra parte, le risorse stanziate straordinariamente dal Governo per le imprese in difficoltà vengono assegnate agli alberghi impegnati nella riconversione, garantendo così anche sostegno economico alle strutture ricettive in crisi.

Il primo albergo a riconvertirsi è stato il quattro stelle Sheraton Parco de Medici. Ha accolto dapprima pazienti in attesa di tampone negativo. Ora, si sta attrezzando anche per ospitare malati che necessitano invece di cure.

Allo stesso modo l’Urban Hotel con le sue 500 stanze. E almeno altri 8 alberghi della Capitale. Vuote di turisti, sempre più strutture alberghiere si stanno “ospedalizzando”, dotandosi di bombole di ossigeno e trasformandosi letteralmente in strutture parasanitarie.

hotel e coronavirusLa resilienza alberghiera: nuovi hotel anche in piena pandemia

Nonostante la pandemia tutt’ora in corso e la crisi del settore, si rilevano in moltissimi paesi, europei e non solo, annunci di nuove aperture alberghiere.

Negli USA, ad esempio, anche durante la prima ondata sono state aperte 55mila nuove camere.  A Londra ha aperto da poco il The Mitre Hampton Court. Fra poco toccherà al The Mayfair Townhouse. Nuove aperture di Graduate Hotels sono previste nelle città universitarie di Oxford e Cambridge. A Parigi aprirà il Kimpton nei primi mesi del 2021, e così numerose inaugurazioni anche a Madrid e New York.

I progetti alberghieri, pur rallentando, sembrano dunque non essersi mai fermati, secondo una visione coraggiosa e ottimistica. Una volta trovato il vaccino, l’industria alberghiera si riprenderà, e si farà trovare pronta ai nuovi flussi turistici.

Hotel e coronavirus, i must have alberghieri in tempo di pandemia

Gli alberghi si stanno inoltre attrezzando per garantire la massima sicurezza ai propri clienti e al tempo stesso un adeguato comfort.

Per rendere l’esperienza dell’hospitality sempre più sicura e confortevole, adattandosi ora e per il futuro alle esigenze introdotte dalla pandemia, molte strutture stanno valutando l’introduzione di diverse soluzioni tecnologiche.

Qualche esempio? Il riscaldamento a infrarossi da esterno, per rendere fruibili anche gli spazi all’aria aperta. Oppure App o attivazione vocale per la gestione dei dispositivi nelle camere (intrattenimento o riscaldamento), così come chiavi della stanza direttamente sullo smartphone: tutto per ridurre al minimo il contatto fisico con gli oggetti.

Meno tecnologici, ma comunque utili alla causa, anche il foyer in camera per una consegna senza contatto, snack e bevande confezionati singolarmente, i prodotti da bagno in taglia monodose da ordinare in fase di prenotazione. Alcune strutture proporranno persino cocktail istantanei preparabili in autonomia nella propria stanza. E ancora, borse per disinfettare chiavi e telefono dopo aver attraversato spazi comuni e gel igienizzante ad altezza bambino. Tutto il possibile, e anche di più, per garantire agli ospiti un soggiorno sereno e sicuro, riducendo al minimo il rischio di contagi.

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