Dal 1965 il Gruppo Simet è un punto di riferimento per il trasporto su gomma a media-lunga percorrenza. Oggi, come molte altre imprese italiane del comparto, soffre l’emergenza Covid, che ha colpito il settore, svuotando gli autobus e le casse aziendali. Non a caso, infatti, negli scorsi giorni dieci aziende private di trasporto bus (Autolinee Curcio, Autoservizi Castiello, Caputo bus, Ettore Curcio e figli Trasporti, Flixbus Italia, Grassani, Itabus, Miccolis, Reali Tours e Simet, appunto) hanno inviato una missiva al Governo, chiedendo aiuti concreti, il prima possibile. Perché al momento, vista anche l’impossibilità di viaggiare al 100% di capienza (siamo fermi all’80) , non si riescono a coprire i costi, compresi quelli straordinari legati
alla pandemia, come la sanificazione dei mezzi e i Dpi per il personale. Gerardo Smurra, presidente del Gruppo Simet, tiene il punto, ci racconta tutte difficoltà del momento ed elenca le richieste alle istituzioni
per salvare il comparto e ripartire.

Gerardo Smurra, presidente Gruppo Simet

Nei giorni scorsi il mondo del trasporto privato in bus ha diramato un comunicato stampa congiunto – tra cui anche voi come firmatari – per rilanciare un grido d’allarme di un settore che in questi due anni non è
mai andato al cento per cento e non è mai stato ristorato…

«Oltre che non ristorato, direi soprattutto non considerato. Nonostante la sua valenza sociale ed economica».

Capisco. Ora vi compattate per far valere le vostre ragioni e per rispondere anche alla concorrenza del mercato?

«Assolutamente sì, adesso il nostro concorrente numero uno è il Covid, che ci sta mettendo in grande difficoltà. Anche in tempi non sospetti abbiamo sempre creduto che l’unione fra le imprese potesse dare vantaggi competitivi! Noi amiamo da sempre le nostre aziende e in tutti questi anni abbiamo cercato di dare tutto per portare una maggiore considerazione al comparto. Non voglio fare alcuna polemica, ma il nostro è un settore chiave per la mobilità e l’occupazione – in particolar modo in una terra difficile come la Calabria – per cui ci aspettiamo, ancor di più oggi maggiore attenzione».

Al momento non vedete proprio la luce in fondo al tunnel?

«Purtroppo il perdurare della pandemia ci rende incerti e mai come ora privi di una adeguata programmazione! Si tratta di una crisi globale, non settoriale».

Ecco, si è sempre fatta un po’ di confusione: l’autobus è l’autobus, nel senso che è un mezzo di trasporto, ma ha direttrici diverse. Il settore del trasporto pubblico, per esempio, in questo biennio è stato ristorato, mentre le linee commerciali sono state sì ristorate, ma solo sulla carta. Ci spiega cosa è successo?

«In realtà il nostro settore non è stato mai sostenuto a dovere e nel modo giusto: ci sentiamo trascurati. Veniamo visti come azienda pubblica per tutti gli obblighi ed oneri che dobbiamo rispettare quotidianamente, senza alcun distinguo di comparto. Questa è l’anomalia all’interno del settore trasporto.
Insomma, rispetto al Tpl le imprese a lungo raggio come la nostra – erogano un servizio di pubblica utilità, essenziale ed integrativo all’aereo al treno e al mezzo privato. E qui la politica locale, nazionale ed europea ha delle responsabilità da colmare. E, qui, infatti, voglio dire una cosa…».

Prego…

«Non a caso i grossi player che sono entrati da poco sul mercato, come Flixbus e Itabus, spingono per essere considerati nel giusto modo, visti gli ingenti investimenti fatti e in programma nel comparto».

Per dare qualche numero, il suo gruppo quante persone occupa e di quanti mezzi dispone?

«Fino a poco tempo fa avevamo un organico di c/a 180 dipendenti, ora siamo scesi a 110; purtroppo abbiamo dovuto ristrutturare molti costi, riducendo le linee, il personale e anche le agenzie di viaggio, perché il turismo è fermo. Per quanto concerne il parco macchine, disponiamo di 70 autobus».

Un’azienda come la sua che cosa chiede al Governo?

«Innanzitutto, chiediamo adeguati e tempestivi ristori e la possibilità di ridurre i costi primari (autostrada, gasolio, etc.) Il contratto di lavoro autoferrotranvieri, è un contratto molto oneroso e per i ricavi che
attualmente abbiamo non è più sostenibile e non può essere equiparato come per i dipendenti del Tpl».

Una curiosità: il Gruppo Simet e i vostri colleghi di altre realtà avete avuto qualcosa a livello di ristori dal 2020 ad oggi o state ancora aspettando?

«Al momento abbiamo visto pochissimo, ristori irrisori. C’è un provvedimento fermo al Ministero da un anno che dovrebbe essere evaso (i tempi burocratici non sono adeguati all’emergenza che oggi si sta
vivendo) e comunque non andranno a coprire e colmare le perdite da mancati ricavi degli ultimi 24 mesi. Certo, è meglio di niente, ma non ci risolve nulla. E aggiungo una cosa…».

Dica.

“Ribadisco, che la dovuta pianificazione a livello aziendale e imprenditoriale, se da parte del Governo non c’è la certezza dei ristori una volta programmati, compromette anche una visione sul breve/medio periodo. Perché purtroppo, oggi come oggi, si naviga a vista e la storica e naturale pianificazione imprenditoriale non esiste praticamente più.
Questo è ciò che chiediamo, anche alle istituzioni».

La linea a lunga percorrenza nel prossimo futuro potrà giocare una piccola partita sul tema del trasporto regionale: c’è stata una modifica importante nei mesi scorsi a una legge che regola questo comparto, la 285. Come l’avete accolta?

«È stato un piccolo segnale positivo. Alcune associazioni ci hanno considerato, mentre altre – ahinoi – fanno quadrato, tagliandoci fuori; questo perché per loro vedersi ridotto quel poco di traffico che c’è tra
Regione e Regione significa una decurtazione importante.
Noi ci crediamo e spingiamo in questo senso, sperando che l’esecutivo dia margine di manovra e considerazioni economiche sostanziose: abbiamo il vantaggio di poter arrivare dove l’aereo e il treno non arrivano. Il nostro è un servizio tanto prezioso quanto indispensabile per il Paese».

Voi avete fatto una scelta aziendale molto coraggiosa: ad oggi la percentuale di carico ammessa è dell’80% e voi come gruppo avete deciso di ridurla al 50%. Perché?

«Abbiamo optato per questa politica perché la gente è molto preoccupata, per cui è bene andare incontro alle esigenze dei clienti-utenti, garantendogli un viaggio in sicurezza e comodo. Oggi come oggi le persone
preferiscono pagare una tariffa ordinaria e mantenere distanza dagli altri passeggeri. Ovviamente la cosa va a discapito dei ricavi/margini dell’azienda, ma pensiamo che questa sia oggi, la linea corretta».

Il periodo del Natale, lavorativamente parlando, com’è andato?

«Rispetto allo standard degli ultimi mesi è andato discretamente bene, ma decisamente in calo rispetto agli anni pre-Covid. Sembrava che si stesse riprendendo il mercato e l’economia, ma la quarta ondata ha sensibilmente bloccato la domanda e le prenotazioni ed ora si va incontro a mesi come Gennaio e Febbraio molto deboli».

Quali progetti avete in cantiere?

«In primis, il rinnovo del parco macchine, per garantire sempre sicurezza e comfort, il che significa un costo notevole da sostenere, a fronte di entrate – come detto – ridotte sensibilmente».

Uno di mega trend in atto è quello della transizione energetica. Anche il settore della lunga percorrenza – il cosiddetto Classe III – sarà chiamato a dare un contributo, che in molti sostengono essere sotto il cappello l’idrogeno, cosa che richiede investimenti enormi. Un settore messo in ginocchio dal Covid come potrà affrontare questa sfida?

«Sarà molto difficile e non solo per l’idrogeno, ma anche per l’elettrico, che si sta affermando. I costi iniziali di acquisto di un mezzo elettrico – senza dimenticarsi tutta l’infrastruttura, la competenza e la formazione
delle maestranze necessarie – sono davvero alti. E quelli per l’idrogeno sono ancora più gravosi…».

A fronte di tutto ciò, come vede il settore nel prossimo futuro?

«Anche se, irrimediabilmente positivo, lo vedo…incerto! Battute a parte, se il settore della lunga percorrenza non viene normato e sostenuto adeguatamente, come dicevo, per la sua valenza strategica alla
mobilità collettiva, subirà negative ripercussioni. Confidiamo che il Governo, ne prenda atto con la dovuta considerazione e venga incontro alle diverse istanze di noi imprese private

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