Annullato il limite d’età ai bus da noleggio, il day after degli operatori lombardi

di Riccardo Esposito

“Oggi dovremmo festeggiare tutti grazie all’impegno di pochi che con coraggio si sono esposti di persona e da un punto di vista economico per difendersi da un regolamento anticostituzionale. Per primo Rampinini grazie alle cui sentenza oggi molti di noi recuperano serenità.” Con queste parole Luca Malfer, titolare assieme ai suoi familiari di Scambus s.r.l. di Monza ha commentato il ritiro da parte della Regione Lombardia delle limitazioni sull’anzianità dei bus inseriti dal regolamento n. 6/2014.

La lotta degli operatori lombardi

Malfer è stato uno dei bus operator lombardi più attivi nella lotta alle limitazioni che sarebbero dovute (il condizionale passato ormai è d’obbligo) entrare in vigore il 21 Febbraio e a lui va il merito di essersi esposto coraggiosamente tra i primi come “stecca nel coro”, contribuendo a lanciare un “sasso nello stagno” la cui onda si è poi ripercossa fino alle rive compreso quelle del lungotevere su cui si affaccia la Corte di Cassazione.

Uniamoci, uniamoci. Uniti, chi vincer ci può?

“Con il tempo- continua l’imprenditore monzese- altri avrebbero potuto ottenere lo stesso risultato ma il tempo era ciò che più mancava a questo punto. Alla luce di questi successi sarebbe auspicabile una maggiore coesione tra imprese di autoservizi. Se pochi hanno ottenuto così tanto è inimmaginabile quanto potremmo fare se fossimo uniti.”
Malfer spiega che a suo parere gli imprenditori del settore degli autoservizi hanno come una sensazione di sudditanza nei confronti degli enti pubblici. “Anche tra noi colleghi- puntualizza- deve passare il principio che non siamo imprenditori che lavoriamo per magnanima concessione, ma esercitando un diritto a noi riconosciuto, che trova una tutela anche di rango costituzionale”. Chiaro è appunto il riferimento a quello che significativamente è stato posto come articolo 1 della Legge 218/2003. “L’esercizio dell’attività di trasporto di viaggiatori su strada rientra nella sfera della libertà di iniziativa economica ai sensi dell’articolo 41 della Costituzione, cui possono essere imposti esclusivamente vincoli per esigenze di carattere sociale o prescrizioni finalizzate alla tutela della concorrenza secondo quanto previsto dalla legge 10 ottobre 1990, n. 287”.

Tra Lombardia e Piemonte

Il punto è stato ripreso non solo dalla c.d. “Sentenza Rampinini” del Consiglio di Stato ma anche per quanto riguarda l’analoga normativa piemontese dalla Corte Costituzionale nella sentenza n.5 dell’11/01/2019 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art 12, commi 1 e 2 della legge della Regione Piemonte n.22/2006 proprio anche per violazione dell’art. 41 della Costituzione che nel primo comma tutela la libertà di iniziativa economica. Sempre nelle parole dell’amministratore e legale rappresentante di Scambus: “Regione Lombardia non ha accolto nessuna delle nostre ragionevoli obiezioni fino a quando non è stata, di fatto costretta da una sentenza del Consiglio di Stato a cambiare e di fatto svuotare un regolamento

Le difficoltà di fare impresa

“Noi imprenditori del settore- continua Malfer- dobbiamo essere capaci di districarci in dedali di leggi e regolamenti che metterebbero in difficoltà il migliore degli imprenditori di altri settori. Abbiamo un capitale mobile costantemente a rischio che siamo nella continua necessità di incentivare e rinnovare. Se il Regolamento n. 6/20014 fosse stato scritto ascoltando chi ha conoscenza diretta del mondo che si andava a regolamentare, sicuramente il risultato sarebbe stato diverso. Ma nonostante le evidenze, ancora oggi, Fai non ha nemmeno il diritto all’onore delle armi”. Malfer si riferisce alla comunicazione di cui al numero di Protocollo S1.2019.0006109 del 15/02/2019 con cui la Direzione generale infrastrutture, trasporti e mobilità sostenibile della Regione Lombardia ha comunicato che gli articoli 3, comma 1, lett. b) e 11, comma 6 non risultavano più vigenti. Comunicazione indirizzata alle province lombarde, alla Polizia Stradale, alle Polizie Locali, alle imprese esercenti servizi di noleggio autobus con conducente e alle associazione di categoria ANAV, ASSTRA, AGENS, Assolombarda. Non si può non notare curiosamente l’assenza proprio di Faibus, che invece è l’organizzazione che più si è battuta proprio su questo fronte specifico.

Il ruolo del Fai

Nelle parole di Malfer che è un suo associato “Fai è l’unica associazione che comprende quanto accade e attraverso i ricorsi e gli appoggi agli imprenditori sostiene le imprese di autoservizi lombarde nelle loro battaglie. ll comparto autobus è guidato anche da imprenditori che effettuano il noleggio di autobus e quindi conoscono i campi e le incongruenze di questo mercato e le relative folli richieste di enti non informati”.

Le prossime crociate: lotta alle ztl bus e alle normativa sulle emissioni

E secondo il titolare di Scambus è necessaria oggi una coesione tra i vari imprenditori del settore anche per prossime battaglie come ad esempio sull’abbattimento dei ticket d’ accesso alle ZTL BUS eccessivamente onerosi, battaglia che potrebbe essere combattuta a livello nazionale. Sempre uniti bisognerebbe lottare contro regolamenti che limitano la circolazione di veicoli c.d. “inquinanti” sempre più stringenti. “Non capisco perchè per la riduzione dell’inquinamento si veda come unico rimedio la limitazione dei veicoli– puntualizza Luca Malfer- mentre invece non si prendano mai in considerazione le altre fonti di inquinamento come gli impianti di riscaldamento o le emissioni degli impianti industriali e delle imprese manifatturiere”.

Incentivi per formare nuovi autisti?

Un altro spunto su cui le imprese di autoservizi possono fare fronte comune, è secondo Malfer, la necessità di incentivi per la formazione di giovani aspiranti autisti. “Il mercato ci impone continuamente questa necessità- spiega Malfer -e sono imminenti gli effetti di una “quota 100” che diminuirà drasticamente il numero di conducenti professionisti sul mercato.

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Regolamento regionale n. 6/2014 e i servizi scolastici

Sull’abolizione del limite d’età ai bus da noleggio da parte di Regione Lombardia, si registrano anche voci di dissenso. C’è stato chi a proposito dei servizi scolastici ha ricordato la campagna ANAV “Sicurezza 10 e lode”, incentrata sul fatto che con 5 € in più a studente a noleggio le imprese riuscirebbero ad utilizzare solo autobus nuovi.
“I servizi scolastici, per esempio gli scuolabus- precisa Malfer la cui azienda è specializzata proprio in questo settore- viaggiano su basi d’asta che oscillano su una media di prezzo giornaliero tra i 200 e 250€. Teniamo presente questi importi anche se logicamente ci sono prezzi più alti e prezzi più bassi. Considerando un load factor massimo per bus classe 50 posti di 40 bambini abbiamo un prezzo medio di € 5,50 a giornata per singolo studente trasportato. Se alle famiglie si chiedessero 5 euro in più al giorno, in pratica le tariffe raddoppierebbero. Il tutto però in un contesto che già vede un’alta morosità per difficoltà economica delle famiglie degli studenti utenti dei servizi scuolabus stimabile in una misura di circa il 30%. E’ assurdo proporre di raddoppiare le tariffe quando un terzo delle famiglie soprattutto quelle con più figli molte delle quali di origine extracomunitaria, già oggi non riesce a pagare alcunchè. Un raddoppio delle tariffe scuolabus non passerebbe inosservato nemmeno per i bilanci delle famiglie degli studenti che frequentano le scuole private”.

Costi per le famiglie? Non possono raddoppiare

Stesso discorso secondo Malfer lo si potrebbe fare per il noleggio pullman per le uscite didattiche e le gite scolastiche. Tariffari alla mano Malfer fa l’esempio di un servizio Monza- Milano per andare ad esempio a vedere un museo o uno spettacolo teatrale. “Un servizio del genere al massimo si riesce a vedere a € 280,00 + iva 10%, ma ci sono bus operator che lo vendono anche a meno. Con un “piccolo contributo” aggiuntivo di 5 € in più a passeggero si arriverebbe invece a 530,00 + iva 10%. Il tutto senza dimenticarsi che per gli studenti delle scuole superiori bisogna pagare anche 100€ di ztl bus per entrare nell’area C a Milano. Anche in questo caso quindi un vero e proprio raddoppio dei costi per le famiglie, aumento insostenibile non solo da quelle con minori disponibilità economiche, che nelle periferie sono la maggioranza, ma anche per molte “Famiglie del Mulino Bianco” dell’ormai ex classe media.

2019-02-22T09:16:31+00:0022 Febbraio 2019|Categorie: BLOG|Tag: , , , |